Home Cultura Battistello Caracciolo, illustre pittore partenopeo, esempio del retaggio caravaggesco

Battistello Caracciolo, illustre pittore partenopeo, esempio del retaggio caravaggesco

825
Tempo di lettura: 3 minuti

Battistello Caracciolo, illustre pittore partenopeo,  esempio del retaggio caravaggesco. Il talentuoso e particolare artista, del seicento, il cui vero nome era Giovanni Battista, seguì in pieno le orme del Merisi, trattando temi di criminalità ed arte sacra.

Il retaggio del noto pittore Michelangelo Merisi, in arte Caravaggio, fu raccolto da una generazione di artisti che svolse la propria attività realizzando affreschi sul tema della criminalità e dell’arte sacra, trascurando ogni traccia dell’arte barocca romana. In verità tra questi, alcuni fecero parte di un’associazione criminale, denominata la “Cabala Napoletana”, la quale si impadronì dell’arte partenopea di quell’epoca; Tutti i pittori che svolgevano l’attività nella città di  Napoli dovevano sottostare al volere di quest’associazione e quindi attenersi alle sue indicazioni stilistiche. Andava incontro, persino alla morte, chi non si atteneva ai dettami della Cabala.

Infatti il pittore Domenichino si vide distruggere  la tela a cui stava lavorando e morì a Napoli in circostanze misteriose.  Anche Guido Reni fu vittima di un tentato omicidio, mentre un suo discepolo  fu portato con l’inganno su di una barca e poi fatto disperdere. Tra i fondatori della Cabala ci furono tre grandi pittori: il greco Belisario Corenzio, lo spagnolo Jusepe de Ribera, detto “Spagnoletto”, ed il napoletano Battistello Caracciolo.
Giovanni Battista Caracciolo, chiamato però Battistello, nato nel capoluogo partenopeo nel 1578, fu allievo del maestro barocco Fabrizio Santafede ma poi divenne un  discepolo di Belisario Corenzio.  Attratto, come un’intera generazione di artisti  dall’avvento del Caravaggio, a Napoli, diventò, ben presto, uno di più illustri interpreti del nuovo stile importato dal Merisi. Battistello Caracciolo  sostituì  Sellitto, deceduto  nel 1614, nella realizzazione di una tela: “Liberazione di San Pietro”, presso il Pio Monte della Misericordia.

Molto bravo nella realizzazione di pale d’altare ed affreschi, il pittore napoletano viaggiò per l’Italia dal 1614 al 1622, recandosi prima nella capitale,  poi a Genova e  Firenze, dove ebbe contatti con il tardo-manierismo,  il classicismo dei Carracci e la scuola emiliana, realtà che si riscontrano nell’opera “La lavanda dei piedi”, del 1622, presso la Certosa di San Martino. Ben presto però si notò nel Caracciolo il retaggio della pittura caravaggesca; il talentuoso artista napoletano fu capace di esprimere con grande realismo,  il tenebrismo drammatico del Caravaggio, di cui il pittore napoletano riprese il repertorio sul tema  religioso; realizzò Madonne dalle fattezze assai popolari, oltre a  scene di violenza.

Tra questi lavori risalta agli occhi un’opera molto armoniosa del 1610, ovvero “Il Battesimo di Cristo”. Nella tela sono raffigurati San Giovanni Battista, invecchiato ed assai malridotto dai digiuni, ed il Cristo Redentore, con il capo chinato  nell’ombra e le mani unite. Entrambi sono illuminati  da una luce fredda;  sulle loro figure discende una corposa  colomba, che naturalmente simboleggia lo Spirito Santo.

Battistello  Caracciolo morì nella sua città natale  nel 1635, ma l’eredità della pittura caravaggesca era già nelle mani di un più talentuoso e giovane pittore.

Rispondi