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Mimmo Jodice, ovvero uno dei grandi della fotografia italiana, vanto di Napoli

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Mimmo Jodice, ovvero uno dei grandi della fotografia italiana, vanto di Napoli. Pioniere della fotografia, fin dagli anni sessanta, molto attento alle sperimentazioni ed al linguaggio fotografico, è stato protagonista instancabile nel dibattito culturale che ha sancito l’affermazione della fotografia nostrana in campo internazionale.

 

Mimmo Jodice, ottantaquattrenne maestro fotografo dai natali partenopei, è annoverato tra i più grandi pionieri della fotografia del nostro paese ed è divenuto un vanto per la città di Napoli, dove vive e lavora tuttora. Fino al 1996 è stato docente di fotografia presso l’Accademia delle Belle Arti del capoluogo campano. Fotografo d’eccezione fin dagli anni sessanta, molto attento alle sperimentazioni ed al singolare  linguaggio fotografico, Mimmo Jodice è stato il  protagonista indiscusso nel dibattito culturale che ha sancito l’affermazione della fotografia nostrana  in campo internazionale.
Nasce, come detto, a Napoli, nel quartiere Sanità, come Totò, ed a soli cinque anni perde il padre, libraio in Napoli, la cui morte provoca grandi ristrettezze economiche in seno alla famiglia. Quindi all’età di dieci anni è costretto a trovare un lavoro; tuttavia è già presente in lui la passione dell’arte, per cui, pur lavorando, riesce a frequentare  gli ambienti dell’Accademia di Belle Arti di Napoli e, dopo le prime esperienze con la pittura e la scultura, grazie all’influenza di De Pisis e Viani, al tramonto degli anni Cinquanta, inizia il suo approccio all’arte fotografica.
Nel 1962 Mimmo Jodice sposa Angela Salomone, che diventa compagna di vita e di lavoro. Dalla loro unione nascono tre figli: Barbara, Francesco e Sebastiano. Verso la metà degli anni Sessanta, la svolta della sua vita. Decide di dedicarsi anima e corpo alla fotografia, anche in virtù della sua conoscenza con il pittore e fotografo Giovanni Thermes un personaggio che si rivelerà assai importante per la sua formazione artistica. Le sue prime produzioni sono abbastanza orientate verso la sperimentazione e la manomissione delle tradizionali tecniche della fotografia.
Nel 1967 Mimmo Jodice presenta, per la prima volta, il suo lavoro a Napoli, alla Libreria La Mandragola, riscuotendo un buon successo. Collaborazioni giovanili con il maestro Roberto De Simone. Poi, con Carlo Levi ed il gallerista Lucio Amelio un proficuo rapporto di collaborazione che si protrarrà  fino al 1985. In questo periodo il fotografo napoletano entra in  contatto e lavora con i più illustri artisti della fotografia in voga in quegli anni, da Andy Warhol a Robert Rauschenberg, Da Jasper Johns a Sol LeWitt, da Joseph Beuys a Michelangelo Pistoletto, da Joseph Kosuth a Mario Merz, Vito Acconci, Jannis Kounellis, Giulio Paolini, Gino De Dominicis, Gina Pane, Alberto Burri, Hermann Nitsch, Wolf Vostell.

E’ nel 1978 che Jodice decide di non ritrarre più fotograficamente la gente, di non legare quindi il suo obiettivo alle vicende umane più individuabili, ma di dare invece una sua interpretazione della realtà.

Alla fine degli anni Ottanta Jodice passa dalla fotografia sociale all’analisi dell’ambiente urbano, prima di Napoli, vissuta in ottica metafisica, e poi di tante altre città della nostra penisola e poi d’Europa. Nasce così un profondo rinnovamento che renderà la fotografia italiana contemporanea, permettendole di avvicinarsi alla scena mondiale.
Agli albori del 1990 Mimmo Jodice  pubblica “La città invisibile“. Si tratta di nuove vedute di Napoli, con un testo di Germano Celant, una sorta di raccolta di fotografie panoramiche che rappresentano  la sua opera paesaggista. Sue mostre personali sono state presentate a New York, Pechino, Philadelphia, Dusseldorf, Parigi, Napoli, Torino, Moderna, Boston, San Paolo, Mosca, Bologna, Roma. Nel 2003 l’Accademia dei Licei  ha conferito al grande fotografo italiano il prestigioso premio ‘Antonio Feltrinelli’ per la prima volta assegnato alla Fotografia. Sempre nel 2003 il suo nome è stato inserito nell’Enciclopedia Treccani. Infine nel 2006 l’Università degli Studi Federico II di Napoli gli ha conferito la Laurea Honoris Causa in Architettura.

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