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Inchiesta sul mondo del vino in Italia: intervista ad imprenditore di azienda della provincia partenopea

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Inchiesta sul mondo del vino in Italia: intervista ad un imprenditore di un’azienda della provincia partenopea. La nostra redazione ha intrattenuto un’interessante conversazione con Antonio Musella, uno dei tanti investitori nella produzione vinicola italiana che ha fatto il punto della situazione.

Inchiesta sul mondo del vino nella nostra penisola: l’industria enoica italiana, a quanto pare, vive un momento abbastanza positivo, malgrado la fortissima concorrenza estera. Una situazione florida dovuta sia alla notevole esportazione, sia alla buona richiesta interna. Molte, infatti, le aziende nostrane che hanno presentato, nello scorso anno, un fatturato di tutto rispetto. Si parla di ben 140 case vinicole italiane che hanno superato i 25 milioni di euro di reddito lordo. Si tratta di un discetto incremento rispetto agli anni passati di oltre il 6%. Da un’analisi approfondita è emerso che l’Italia, negli ultimi anni, si è rivelata il primo paese produttore di vino, in virtù di una quota del 18,2% sul totale mondiale, aggiudicandosi, pertanto, il primato perso nel 2014, a favore della Francia, 17,3% del totale.

Proseguendo la nostra inchiesta sul mondo del vino, abbiamo avuto modo di intervistare un imprenditore enoico della provincia di Napoli, Antonio Musella.

Quale momento vive l’industria vinicola italiana? Che significa oggigiorno cimentarsi nel settore enoico, fare impresa in questo campo, quali le difficoltà, quali i lati positivi? Quali gli sforzi?

“Fortunatamente l’industria vinicola italiana è in netta crescita, grazie anche all’avvicinamento dei giovani a questo settore, anche se nella regione campana è molto difficile emergere, anche perché purtroppo devo dire che qui al sud vi è scarsa cultura del buono e poca propensione all’acquisto, quando la qualità pretende un prezzo un pò più alto rispetto alla media. Difficile collocarsi sul mercato quando hai una piccola azienda come la nostra”.

Quindi in Campania c’è poca cultura del buono e del gusto, si è troppo legati alla tradizione e poco avvezzi ai cambiamenti? 

“Si è così, noi puntiamo su prodotti di qualità anche se non molto conosciuti come brand, mentre qui si richiede sempre il prodotto tradizionale, pensando pochissimo alle novità, alle nuove realtà anche migliori, per cui diventa poi problematico, concorrere sulla piazza in una fascia medio alta se non hai un marchio molto pubblicizzato”.

Siete dei cultori dell’estetica, andando pure contro i costi elevati  delle rifiniture della bottiglia.

“Certamente, noi curiamo molto l’aspetto estetico, la presentazione della bottiglia, perchè  la prima impressione è quello che conta, quindi offrire al pubblico un prodotto che attira l’attenzione per la sua fattura è molto importante poi se nella bottiglia il pubblico trova anche il gusto ed il sapore, il successo è garantito”.

Fino a che punto credete che internet possa essere un mezzo efficace per la comunicazione?

“Ci crediamo tantissimo, il web e soprattutto il mondo dei social, attualmente sono diventati il mezzo più usato per la comunicazione, per conoscere, per informarsi. Mentre in passato si andava sui motori di ricerca, per trovare un determinato prodotto, oggi, la prima cosa che fanno gli utenti della rete è recarsi sui vari social esistenti ed attraverso le chat, informarsi su tutto. La comunicazione mediante il web aiuta a far conoscere ed a far crescere un’azienda, specie se piccola come la nostra.”

Il vino in Italia: un punto di forza dell’economia nazionale importante da prendere come esempio

 

 

 

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