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Il Sannio: bellezza, storia, arte e cultura. Splendida regione da esplorare

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Il Sannio, una perla di rara bellezza.

La piccolissima Regione del Molise, è una terra oggi poco esplorata e conosciuta, ma ricchissima di storia, arte e cultura, con paesaggi incontaminati di rara bellezza, che le conferiscono un aspetto tanto suggestivo quanto affascinante. Attraversarla a cavallo, proprio come ci si spostava un tempo, costituisce un modo insolito per conoscerne gli aspetti più reconditi. Il programma, prevede un percorso di circa 100 chilometri lungo gli antichi tratturi ovvero le antiche arterie stradali usate un tempo dai pastori per spostare gli armenti dalle montagne sino al mare.

La tribù dei Pentri.

Ci troviamo, esattamente, nel cuore del Sannio, in un’ampia regione montuosa che nel passato si estendeva dall’ Abruzzo alla Puglia settentrionale, dalla Lucania al Molise, sino ad arrivare al nord della Campania. Fu proprio qui che la tribù dei Pentri giunse più di 2.500 annni fa, seguendo le orme di un bue lungo i sentieri erbosi della transumanza e decise di stabilire la propria Capitale, Bovianum (l’odierna Bojano), sul massiccio calcareo del Matese. La prima tappa di questo entusiasmante itinerario è l’antico centro di Sepinum (IV-V secolo a.C), che nel Medioevo cambiò nome in Altilia, un importante snodo per i viaggiatori lungo il tratturo Pescasseroli-Candela che conserva ancora intatti i segni di un florido e ricco passato. Ivi, numerosi sono i resti della città romana che prese il posto del precedente insediamento sannitico. In particolare, Porta Bovianum, da dove entravano gli armenti, ma anche le terme, il colonnato ionico della basilica, il foro, il teatro, che ha un aspetto molto particolare poiché dietro la platea, furono costruite case coloniche in pietra locale, a partire dal XVIII secolo, a testimonianza di un ripopolamento della zona che fu avviato nel 1950.

La montagna è la chiave dell’economia sannitica.

Come spiega l’archeologa Giovanna Falasca, «La montagna è la chiave dell’economia sannitica perché ha dato origine alla pastorizia che spostava le greggi lungo i sentieri che permettevano di passare dalle alture appenniniche, in estate, al mare, durante i mesi invernali. Non è un caso se Saepinum fu edificata sullo snodo tra un tratturo e una strada di valico che dal massiccio del Matese scendeva fino all’Adriatico. A differenza dei Romani, infatti, che urbanizzavano molto i loro territori creando infrastrutture e città complesse e ben collegate tra loro, i Sanniti, più ecologici e sostenibili, prediligevano pochi insediamenti con funzioni specifiche». Se si procede verso L’Appennino, attraversando le colline ed i campi coltivati e costeggiando i resti di un tempio sannitico del II secolo a.C, trasformato successivamente nel santuario medievale di San Pietro dei Cantoni, possiamo imbatterci in piccoli borghi arroccati e vecchi casali ormai abbandonati i quali si mescolano ad un paesaggio naturale di inusitata bellezza.

Natura incontaminata.

Tra cespugli di rosa canina, biancospino, mora, cerri, ginestre, querce e aceri, si può ammirare il panorama della pianura sottostante. A dominare il territorio, è l’imponente fortezza di Terravecchia, usata dai Pentri come rifugio per le guarnigioni durante il periodo delle guerre contro i romani. Lungo le gigantesche mura poligonali a doppia cortina, vi erano collocate tre porte di accesso: la posterla, da cui si controllava il valico verso i territori campani da dove provenivano merci e beni di consumo fondamentali per l’economia locale, quella dell’acropoli e quella del tratturo, che collegava la rocca con la città di Saepinum. Lasciandoci la fortezza alle nostre spalle, se continuiamo a salire lungo un sentiero tortuoso che si snoda tra piccoli ruscelli, ciclamini selvatici, un tappeto di crocus, pascoli, rocce calcaree e boschi di querce, possiamo godere a pieno della tranquillità che questi luoghi trasmettono. Come spiega la guida naturalistica Alessandro Colombo:” Il massiccio del Matese è tra i più imponenti dell’Appennino centro-meridionale e da un punto di vista paesaggistico rappresenta un elemento intermedio tra le asperità dei monti abruzzesi e la dolcezza delle colline dell’alta Puglia.”

Ricchezza di acqua.

Ricchissimo di acqua, è anche uno dei territori meno antropizzati di Italia: fatta eccezione per la periodica presenza di carbonai, per l’annuale taglio dei boschi, e di pastori che praticano l’alpeggio, è totalmente disabitato”. Ciò che maggiormente colpisce di questo posto, è la forza dirompente della natura, padrona incontrastata grazie anche alla scarsa presenza dell’uomo che ha mantenuto intatto nel tempo, il suo aspetto. La riserva naturale di Guardiregia, Oasi del WWF, ci stupisce per la sua straordinaria bellezza con i suoi spettacolari fenomeni carsici ed una ricchissima biodiversità, come ci conferma anche la guida.”La particolarità di questa zona è proprio la grande varietà di piante: qui troviamo dal castagno, molto presente al sud, all’acero, più adatto ai climi settentrionali. Superati i 600 metri cominciano a esser diffusi i carpini mentre dopo i mille dominano l’agrifoglio, il frassino, il faggio e il tasso, rarissimo per via del suo legno flessibile. Resistente e leggero, era molto usato in passato per la costruzione di archi ed è tra le piante più longeve d’Europa. Il canyon del Quirino, che in alcuni punti raggiunge i cento metri di altezza, ha creato in questo territorio particolari condizioni climatiche che favoriscono la biodiversità e la presenza di specie molto rare, come la salamandra dagli occhiali, che è anche il simbolo della riserva”.

Una grande faggeta.

Nell’Oasi di Guariaregia, si attraversa una grande faggeta composta da alberi alti più di 30 metri e vecchi di almeno 500 anni, noti come i tre frati poiché, secondo una leggenda, sarebbero stati risparmiati dai taglialegna del posto in quanto vi furono impiccati tre fratelli, colpevoli di aver rubato dei capi di bestiame.

Atmosfera magica.

L’atmosfera è magica è qualche raggio di luce riesce a filtrare tra le fitte foglie che si staccano dai rami, cadendo lentamente al suolo. Scendendo lungo le pendici scoscese del monte Crocella e attraversando la valle Uma, si giunge dunque alla porta della Civita di Bojano, piccolo nonché pittoresco borgo mediveale. Nelle vie del centro, lastricato con pietre bianche, tutto sembra essere rimasto come era un tempo. Se si arriva fino al maneggio delle Scuderie del Peschio a San Giuliano, si può percorrere un ampio tratturo pianeggiante, ben conservato e incastonato tra pascoli ancora in fiore e campi coltivate, quasi come se fossero delle tele dipinte dal lavoro instancabile dei contadini e dal passaggio incessante di popoli e armenti che si è protratto per secoli.

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