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Giovan Antonio D’Amato, pittore devozionale, attivo a Napoli e Giugliano

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Giovan Antonio D’Amato, pittore devozionale, perla del  patrimonio artistico napoletano e giuglianese, vissuto tra il quindicesimo e sedicesimo secolo che seguì lo stile di Pietro Perugino. Suoi allievi furono Giovanni Vincenzo Corso, Giovanni Bernardo Lama, Battista Loco, Pietro Negroni e Cesare Turco.

Giovan Antonio D’Amato, pittore nato a Napoli nel 1475, detto anche il Vecchio, per distinguerlo da un suo omonimo, rappresenta la perla del patrimonio artistico napoletano e giuglianese. Fu un pittore decisamente devozionale, morigerato ed umile,  che dedicò tutta la sua vita al culto della religione, della chiesa e della cristianità. Giovan Antonio D’Amato esercitò la sua professione prevalentemente nella sua città natale ed a Giugliano, cittadina della provincia di Napoli.

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Giovan Antonio D’Amato – Madonna con bambino e Santi – Cetara

A Giugliano, in ogni epoca, il culto della Madonna era alla base della vita degli abitanti. A testimonianza di quest’affermazione ci sono  dipinti, sculture,  chiese, le congreghe, cappelle chiamate con i diversi appellativi con i quali viene definita la Santa Vergine madre di Gesù.

La riprova migliore di tale devozione per l’Immacolata, da parte del popolo giuglianese è fornita dalla chiesa dell’Ave Gratia Plena, meglio conosciuta  come chiesa
dell’Annunziata, che oggi vive importanti lavori di restauro. Infatti qui, troviamo, bloccato nel bellissimo cassettonato dorato e intagliato, un bellissimo affresco realizzato, appunto da Giovan Antonio D‘Amato che raffigura lo Sposalizio della Vergine, dipinto seguendo le indicazioni del Basile, uno storico del paese, assieme ad altri quattro quadri che raffigurano vicende della vita della Madonna realizzati da Giovan Vincenzo D’Onofrio detto il Forlì, da Domenico Lama e da Massimo Stanzione, tutti discepoli di Giovan Antonio D’Amato.

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Giovan Antonio D’Amato – Lo sposalizio della Vergine – Giugliano

Il bellissimo affresco custodito nella chiesa dell’Annunziata, a Giugliano, rappresenta  il Sommo Sacerdote tra Maria e Giuseppe che tiene in una
mano la verga fiorita, ovvero il segno divino con il quale  gli era stato predetto il futuro
matrimonio con la Vergine, mentre con l’altra mano le infila al dito la fede nuziale. Giovan Antonio D’Amato, dunque è il massimo esponente della pittura devozionale napoletana e giuglianese di quel tempo. Il suo obiettivo era quello di attrarre  l’attenzione dei fedeli sui grandi temi della vita della Vergine e di Cristo, cioè una specie di predicazione attraverso le immagini.

Un’altra testimonianza della passione e devozione per il culto della Vergine da parte del pittore napoletano ci viene dallo scrittore d’arte napoletana De Dominici, il quale racconta che la prima commissione pubblica  che Giovan Antonio D’Amato ebbe, fu quella di dipingere per l’Altare Maggiore della Chiesa di S. Giacomo degli Italiani a Napoli un’immagine di Maria Vergine, che tiene il Bambino nelle braccia. Il dipinto del Sommo Sacerdote con la Madonna,  non è però la sola opera realizzata dal D’Amato in quel di  Giugliano, né la più bella in assoluto, visto che può essere, invece, indicata, nella straordinaria Natività della Vergine che, con la Presentazione al Tempio, si
conserva nell’omonima Congrega.

Nell’affresco, che adorna l’altare maggiore vi è raffigurata  la scena in cui la piccola Maria viene lavata e profumata in una stanza ben arredata, dalle donne che l’assistevano, le quali sono vestite rigidamente secondo le abitudini delle popolane di Giugliano di quel periodo.

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