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Artemisia Gentileschi: 3 opere associate a 3 brani hip-hop

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La vita di Artemisia Gentileschi: 3 opere associate a 3 brani hip-hop.

Prosegue il nostro viaggio nel mondo dell’arte, provando a interpretare il pensiero ed il genio dei grandi artisti, associando le loro opere a differenti generi musicali, spaziando tra quelli da noi considerati più attinenti al personaggio in oggetto.

Oggi la nostra attenzione è tutta per Artemisia Gentileschi, una donna di grande carisma e coraggio, la cui unica colpa fu quella di essere stata una grande pittrice in un’epoca fortemente maschilista e puritana: il diciassettesimo secolo. Parliamo di un’artista che riuscì ad emergere, imponendo la sua arte e difendendo con tutte le sue forze , la propria visione dell’amore e della vita. Ecco perchè abbiamo deciso di associare 3 sue opere ad altrettanti brani, rabbiosi, adrenalinici e di forte vocazione femminista, della musica hip-hop.

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La prima grande pittrice riconosciuta nella storia dell’arte.

Il percorso di Artemisia Gentileschi la condurrà a vivere esperienze fortemente traumatiche che la segneranno fortemente. Nacque a Roma alla fine del ‘500, figlia del noto pittore Orazio Gentileschi, che in principio le insegnerà le tecniche pittoriche basilari. La affiderà al suo fido collaboratore Agostino Tassi, colui che non solo la stuprerà, ma che, successivamente processato, ne uscirà praticamente indenne da tale accusa. Artemisia, vittima 2 volte, sia degli abusi dia di una umiliante vicenda processuale, non dimenticherà mai la spiacevole vicenda, oltre che la mancata solidarietà e protezione da parte del padre Orazio.

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L’arte di Artemisia Gentileschi.

Artemisia modella il suo stile particolarmente aggressivo passando dal crudo caravaggismo alla fiorentinità piu candida e raffinata, dimostrando virtuosismo e poliedricità senza eguali. Artemisia dimostra di aver recepito al meglio la lezione del del grande Caravaggio. Nei suoi dipinti riscontriamo un dettagliatissimo studio dell’anatomia, in primis di quella femminile, pochissimi casi di idealizzazione, la ricorrenza di sfondi molto scuri sui quali si stagliano soggetti di grande lucentezza, la predilezione per armonici ed eleganti drappeggi che abbigliano i personaggi, (il padre Orazio Gentileschi fu un grande Maestro in questa particolare abilità), ed un raffinato studio del colore.

Le sue figure sono caratterizzate da una importante fisicità, che ha molto in comune con le figure nerborute del grande Michelangelo, e da una teatrale espressività, che tiene assai conto del suggestivo rapporto tra moti del corpo e moti dell’anima introdotto da Leonardo da Vinci.

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Artemisia Gentileschi e la musica hip-hop femminista.

Susanna e i vecchioni – 1610.

Veniamo alle nostre comparazioni tra opere e musica. Il primo dipinto proposto è “Susanna e i vecchioni” (1610) è, tra gli episodi dell’Antico

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Testamento. L’episodio al quale si riferisce questo magnifico dipinto è narrato accuratamente nel Libro di Daniele: la Susanna, casta fanciulla, viene sorpresa al bagno da due signori anziani che frequentavano la casa del marito, ed è sottoposta a ricatto sessuale. Abbiamo voluto associare questa bellissima opera ad un vero e proprio inno femminista degli anni’ 90. Si stratta di “No scrubs” delle TLC, brano che grida l’indipendenza delle donne, rifuggendo al maschilismo imperante in ogni sua forma. Un sound unico, di che riscosse grande successo grazie anche alle sue accattivanti ritmiche hip hop.

“Non voglio nessun fannullone,
un fannullone è un tizio che non può avere amore da me,
si sporge dal finestrino dalla parte del passeggero,
della macchina del suo migliore amico,
cercando di rimorchiarmi.”

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Allegoria dell’inclinazione – 1615.

Veniamo al secondo dipinto “Allegoria dell’inclinazione”, commissionato nel 1615 da Michelangelo Buonarroti, nipote dell’immenso artista e cultura fiorentino. Attraverso tale l’allegoria, Artemisia Gentileschi, allora appena ventiduenne, celebrò la propria inclinazione artistica. Una manifestazione, di conturbante sensualità, della propria indipendenza, del proprio spirito, della propria personalità, e della bellezza di essere donne.

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Abbiamo voluto associare questo raffinatissimo dipinto al sound inconfondibile del mai dimenticato rapper Tupac, grande comunicatore e fine ispiratore, che con la sua “Keep ya head up” del 1993, canta per le donne:

“Tenete alta la vostra testa, oh bimba le cose diventeranno più facili
oh, bambina le cose diventeranno più luminose.”

“Mi chiedo perchè prendiamo dalle nostre donne
perchè violentiamo le nostre donne, odiamo forse le nostre donne?
Penso che sia ora di uccidere per le nostre donne.
Ora di guarire le nostre donne, essere leali con le nostre donne
e se non lo facciamo avremo una razza di bambini
che odieranno le donne.”

Venere dormiente – 1625.

Veniamo al terzo ed ultimo dipinto preso in esame: “Venere dormiente” del 1625, un trionfo di bellezza e sensualità, attraverso la nudità tanto raffinata quanto conturbante, archetipo di libertà femminile. Opera che abbiamo associato al brano cult “Indipendent Women” del 2001, delle Destiny’s Child. Agguerrito grido di indipendenza, di una donna combattiva, libera, che dipende solo da sè stessa:

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“Le scarpe ai miei piedi,
le ho comprate.
I vestiti che indosso,
li ho comprati.
Le pietre che indosso, le ho comprate
perchè dipendo da me stessa.”

Artemisia Gentileschi, maestra indiscussa del colore e fine indagatrice dell’animo umano è stata la progonista di questo nostro terzo esperimento, che mescola arte e musica. A presto con nuovi artisti e nuova musica.

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